Banner
Temi sociali

Dalle ideologie ai leader:

18 Settembre 2026
5 min di lettura

Cosa racconta il fenomeno Corona

Fabrizio Corona è tornato nuovamente a far parlare di sé. Questa volta non con uno scoop di infedeltà tra celebrities, ma con un nuovo progetto che sembra destinato, almeno secondo l’interessato, ad attirare non poche attenzioni. Con un video sul suo canale YouTube, “Falsissimo”, ha annunciato al grande pubblico la creazione di “Per la Verità”, un nuovo movimento politico “liberale e antisistema”, volto a scardinare il potere delle big tech e della politica tradizionale. Possiamo dire che Corona non ha proprio scelto il periodo migliore per lanciare un nuovo partito, visto che con la nuova legge elettorale, lo “Stabilicum”, sarà quasi impossibile, per i partiti che non sono attualmente in parlamento, riuscire a presentare l’esorbitante numero di firme necessarie alla presentazione delle liste. Nonostante ciò, i numeri sembrano dare speranze al “Re dei paparazzi”, oggetto di un sondaggio commissionato nel febbraio scorso che aveva attribuito un potenziale dell’11% ad un suo eventuale partito. “Per la Verità” è presentato da Corona e da alcuni analisti come una novità assoluta nella scena politica italiana, sia dal punto di vista ideologico che da quello comunicativo, fattore che potrebbe essere vincente nell’intercettazione degli astenuti… se solo fosse realmente così. Nel video-manifesto Corona annuncia di voler scardinare le regole della politica tradizionale, utilizzando però pattern comunicativi e ideologici tipici di quest’ultima. Nel video abbiamo praticamente riassunte in poco più di 23 minuti tutte le strategie comunicative più vincenti degli ultimi 30 anni di storia politica italiana. La vicinanza più evidente è sicuramente quella con Silvio Berlusconi. Corona stesso, nel video, annuncia: “Sono il nuovo Berlusconi”, facendo riferimento alla comune abilità nell’imprenditoria, alla grande forza mediatica e al pensare lo Stato come un’impresa. Meno evidenti ma allo stesso tempo non meno importanti sono le influenze di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle della prima ora: il linguaggio forte e senza filtri, la contrarietà verso le etichette tradizionali “destra e sinistra”, il forte sentimento anti-establishment, l’antagonismo verso la “casta” (quella che Corona chiama “circolino”), la ricerca dell’elettorato sul web, l’utilizzo di una piattaforma indipendente (nel video Corona lancia anche la piattaforma web KingTv). Di molto tipico della politica italiana abbiamo anche l’immancabile abuso della parola “liberale”, formula magica sfoderata prontamente da numerosi politici italiani pur non conoscendone il reale significato. Anche dal punto di vista prettamente programmatico, Corona non presenta novità così eclatanti. In economia propone infatti come primo punto ciò che è praticamente presente in ogni programma elettorale sin dalla notte dei tempi: la riduzione delle tasse, affiancata dalla riduzione della burocrazia e da una politica liberista. Questa politica dichiaratamente liberista però non pare trovare coerenza con le altre proposte di Corona, come il necessario intervento dello Stato contro gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione o l’imposizione dell’assunzione di lavoratori over 50. Propone inoltre la legalizzazione di tutte le droghe e la regolamentazione della prostituzione, in modo da garantire maggiori entrate allo Stato tramite tassazione. Quando si parla di immigrazione, invece, il tono cambia. Il programma propone un contrasto deciso all’immigrazione irregolare e l’espulsione degli stranieri irregolari e di chi commette reati, quelli che lui definisce “maranza”, ignorando che in realtà la maggior parte dei cosiddetti siano cittadini di seconda generazione, e quindi impossibili da espellere. Grande importanza è inoltre data alla difesa della libertà di espressione e di stampa, minata dall’establishment politico con la complicità delle big tech. Etichettare questo movimento come un semplice “fenomeno personalistico” potrebbe non reggere un’analisi più ampia, visto che potremmo definire in questo modo praticamente tutte le forze politiche italiane del momento. Ormai l’elettore medio non vota più un partito o un’idea del mondo, ma il leader che lo rappresenta, e ciò è una delle testimonianze più evidenti della forte crisi ideologica in atto nel nostro paese. Fu proprio l’entrata in politica di Berlusconi a fare da turning point. Mentre durante la “Prima Repubblica” si tendeva a votare per una determinata idea o visione del mondo (comunista, socialista, democristiana ecc. ), dopo “Mani pulite” decine di milioni di elettori si ritrovarono improvvisamente senza più punti di riferimento ideologici. Più volte l’essere umano ha dimostrato nella sua storia come nei momenti di crisi tenda a fare affidamento su una figura forte e carismatica, figura che dopo questo “smarrimento generale” fu furbamente ricoperta proprio dal Cavaliere. Da quella crisi l’Italia non si è mai più ripresa, e anche quando le forze anti-berlusconiane hanno avuto la meglio, non sono riuscite a fare a meno degli schemi e delle strategie comunicative che proprio Berlusconi aveva introdotto, rendendo sempre di più i partiti le espressioni dei propri leader, e non il contrario. Riguardo a Corona, al momento non ci sono elementi sufficienti per sapere con certezza se questo progetto si trasformerà in qualcosa di serio e soprattutto se riuscirà a trasformare il seguito social in elettori. Quello che è certo è che il potenziale comunicativo c’è eccome. Dal punto di vista politico, il programma di Corona non è nemmeno definibile tale, ma d’altronde i recenti sondaggi ci stanno dimostrando come le proposte e i programmi politici siano passati di moda in Italia e che per arrivare al 10% basterebbe ormai ripetere allo sfinimento un neologismo privo di significato, “remigrazione”.

1 commento

Lascia un commento